Approfondimento · Approccio

Anukalana yoga:
cos'è e come funziona

"L'approccio dell'integrazione, sviluppato in Italia"

Sara Maggiori guida una classe di Anukalana yoga all'aperto a Genova

Cosa significa Anukalana

Anukalana è una parola sanscrita e vuol dire integrazione. È la prima cosa che dico sempre quando qualcuno mi chiede che yoga insegno, perché è esattamente quello che la pratica fa.

Letteralmente anu significa "vicino, conforme, secondo" e kalana "atto di condurre, di generare". Messi insieme descrivono un movimento che si conforma a chi pratica, non il contrario. Detto in modo concreto: la posizione del guerriero che fai tu non sarà identica a quella che facevo io a 25 anni, e non sarà identica a quella che fa la signora di 70 che pratica con me il martedì mattina. Non perché una sia "giusta" e le altre "sbagliate". Perché siamo tre persone diverse, con tre corpi diversi.

Mi capita spesso che mi scrivano "Sara, vorrei provare ma non sono abbastanza flessibile per fare yoga". Io rispondo sempre la stessa cosa: probabilmente hai provato uno yoga che non era abbastanza flessibile per te. La differenza è tutta lì.

Questo non significa yoga facile, e non significa yoga annacquato. Significa che la pratica parte da come è fatto il tuo corpo oggi — la lordosi che ti porti dietro, il bacino che dopo anni di sedia non si apre più, la spalla che si è chiusa dopo una vecchia caduta — e da lì costruisce. Non ti chiede di diventare un'altra persona prima di poter cominciare.

L'altra cosa importante: Anukalana non è uno stile nuovo. Jacopo Ceccarelli, che ha sviluppato questo approccio, lo ripete spesso, e a me piace ricordarlo. È un modo di praticare lo yoga, non una nuova etichetta sul mercato. Chi pratica Anukalana fa hatha, fa vinyasa, fa pranayama, fa meditazione. Cambia l'angolo da cui ci si arriva.

È in questa stessa famiglia di approcci centrati sull'ascolto che si colloca anche lo yoga somatico: stessa attenzione al corpo come bussola, registro diverso. Ne ho scritto in dettaglio nel blog se vuoi capire dove i due approcci si incontrano e dove si differenziano.

L'origine: Jacopo Ceccarelli e la scuola Samadhi

Anukalana nasce dalla ricerca di Jacopo Ceccarelli, insegnante di yoga, naturopata e counselor, che ha cominciato a insegnare nel 1995 dopo essersi formato nella tradizione tantrica con il monaco Pranakrsnananda Avadhuta. Negli anni seguenti ha vissuto in India, frequentando ashram e monasteri sull'Himalaya, e si è formato in Danimarca presso la scuola tantrica del Global Sadvipra Training Centre di Copenaghen.

Quello che a me interessa di questa storia, e che racconto sempre a chi me lo chiede, è il punto di partenza: Jacopo è arrivato allo yoga dalle arti marziali. Prima il Tai Chi, poi lo Yi Quan (Qi Gong marziale), poi le scienze del movimento occidentali. Questa è una delle ragioni per cui Anukalana ha quella qualità di fluidità che chi viene a una mia lezione nota subito: non è yoga statico, non è yoga "fermo a guardare il muro". Le transizioni tra una posizione e l'altra contano quanto le posizioni stesse.

L'approccio Anukalana è il risultato di questo incrocio tra tradizione orientale e ricerca contemporanea: yoga tantrico, meditazione, biomeccanica, fascia, tensegrità, naturopatia. Tutto integrato in una pratica unica.

La scuola di formazione si chiama Samadhi, ha sede a Firenze, e Jacopo ne è cofondatore e direttore didattico. Da lì sono passati centinaia di insegnanti formati, me compresa. È una scuola riconosciuta CONI, con conformità alla Norma UNI 11731 (la norma italiana che definisce i requisiti dell'insegnante di yoga professionale) e accreditamento Yoga Alliance internazionale.

Per approfondire l'attività della scuola si può visitare il sito ufficiale di Samadhi formazione yoga. Le insegnanti certificate Anukalana in Italia sono ancora poche, e questo per me è motivo di responsabilità prima ancora che di orgoglio.

Sara Maggiori in Tadasana durante una sessione di Anukalana yoga all'aperto a Genova
Pratica Anukalana all'aperto: si parte dalla struttura del corpo, non dalla forma "giusta".

Le caratteristiche della pratica

Se dovessi spiegare a qualcuno che non ha mai praticato come sono fatte le mie lezioni, probabilmente direi così: fluide, morbide, non veloci ma neanche statiche. È difficile da raccontare a parole, molto più facile da sentire la prima volta che ci si stende sul tappetino. Provo comunque, perché ci sono alcuni tratti che caratterizzano l'approccio Anukalana e che è utile conoscere prima.

Allineamento soggettivo ottimale

Questa è probabilmente la caratteristica più importante. Negli yoga più tradizionali esiste un allineamento ideale della posizione, uguale per tutti, e l'insegnante guida l'allievo verso quella forma. In Anukalana l'allineamento si costruisce a partire dalla persona: dalla sua struttura ossea, dalla mobilità delle sue articolazioni, dalla storia del suo corpo. Due praticanti nella stessa identica posizione possono sembrare diversi, e va bene così. L'obiettivo non è la forma, è quello che la forma produce nel corpo.

Fluidità tra le posizioni

Le transizioni contano quanto le asana. Si entra e si esce da una posizione con un movimento continuo, spesso accompagnato dal respiro, senza strappi. Questo è il lascito delle arti marziali nella pratica Anukalana: il movimento non è una sosta tra una posa e l'altra, è parte della pratica.

Alternanza tra dinamico e statico

In sanscrito si parla di shakti (energia attiva, movimento) e shiva (presenza ferma, mantenimento). Una lezione Anukalana alterna le due polarità: ci sono momenti in cui ci si muove fluidamente tra posizioni, e momenti in cui si resta in una posizione a lungo per lasciarla agire. Questo ritmo evita sia la noia delle pratiche solo statiche sia la frenesia di quelle solo dinamiche.

Respirazione organismica

Non c'è "il respiro corretto" universale. C'è il respiro adatto a quello che stai facendo in quel momento — più ampio quando apri il torace, più contenuto quando fai un piegamento, più profondo nei momenti di mantenimento. Si impara a respirare in molti modi diversi, non in un modo solo. Per chi pratica yoga in gravidanza questo è particolarmente importante.

Integrazione di discipline affini

Anukalana attinge dichiaratamente da fuori dello yoga: dalle arti marziali per la fluidità, dalla danza per la qualità del movimento, dalla biomeccanica e dalla scienza della fascia per capire come si muovono davvero i corpi, dalla naturopatia per il rapporto con il respiro e l'energia. Non è yoga "puro" nel senso conservatore. È yoga che parla il linguaggio del corpo contemporaneo.

Cosa la rende diversa da hatha, vinyasa, iyengar

Quando una persona arriva al primo incontro con me, una delle domande che fa più spesso è: "Ma in cosa è diverso da quello che facevo prima?". Provo a rispondere come faccio di solito, prendendo gli stili più diffusi in Italia e mettendoli accanto.

Hatha yoga

L'hatha è la base di tutto. È yoga statico, fatto di asana mantenute con il respiro, ed è l'antenato comune di quasi tutti gli stili moderni. Anukalana riprende dall'hatha la cura per la posizione e il lavoro sul respiro, ma aggiunge fluidità tra una posizione e l'altra. Una lezione Anukalana ha più movimento di una lezione hatha classica, e meno "fermo immagine".

Vinyasa

Il vinyasa è invece tutto fluidità: sequenze dinamiche legate al respiro, transizioni continue, ritmo sostenuto. Anukalana prende dal vinyasa proprio questa qualità di scorrimento, ma la abbina ai momenti di mantenimento più tipici dell'hatha. Detto più semplicemente: una lezione vinyasa difficilmente ti fa stare due minuti dentro la stessa posizione, una lezione Anukalana sì, e secondo me serve.

Iyengar

L'iyengar è lo yoga del rigore di allineamento. Si lavora con cinghie, blocchi, sedie, pareti, per arrivare a una posizione precisa. È un approccio prezioso, soprattutto per chi ha problemi posturali specifici, e Anukalana ne riconosce il valore. La differenza è filosofica: nell'iyengar c'è una forma corretta della posizione, e si usano i supporti per arrivarci. In Anukalana la forma corretta dipende dal corpo che la sta facendo, e i supporti servono per esplorare la posizione che è giusta per te, non per replicare un modello standard.

Ashtanga

L'ashtanga è una sequenza fissa di posizioni, sempre la stessa, da ripetere fino a padroneggiarla. Disciplina pura, intensità alta, struttura rigida. Per certe persone è esattamente quello che serve. Anukalana è l'opposto del vincolo della sequenza: ogni lezione cambia, viene costruita su chi c'è, e una settimana possiamo lavorare sull'apertura del bacino, quella dopo sulla colonna, quella dopo ancora sull'equilibrio.

Una cosa che voglio chiarire, perché mi capita di sentire affermazioni del genere e mi danno un po' fastidio: non penso che Anukalana sia "meglio" degli altri stili. Ognuno di questi approcci ha senso per qualcuno, e io stessa ho praticato hatha e vinyasa per anni prima di formarmi in Anukalana. Quello che dico è che, dopo aver provato e studiato, ho scelto questo approccio perché mi sembra il più rispettoso del singolo praticante. È una scelta, non un giudizio.

Per chi è adatta: principianti, gravidanza, dolori cronici, sportivi

La risposta breve è: per chiunque abbia un corpo e voglia abitarlo meglio. La risposta lunga richiede di entrare nel dettaglio, perché Anukalana funziona in modo particolare per alcune categorie di persone — quelle che, paradossalmente, spesso pensano di "non essere adatte" allo yoga.

Chi non ha mai praticato

Se sei convinta di essere troppo rigida, troppo grossa, troppo poco coordinata, troppo qualcosa per fare yoga, Anukalana è probabilmente l'approccio che ti farà cambiare idea. Non perché sia "yoga per principianti" — questa categoria non ha senso, esistono solo praticanti più o meno esperti — ma perché parte dal corpo che hai. Non c'è una soglia di flessibilità o forza da superare prima di poter cominciare. Si comincia da dove si è, e si va dove si riesce. La maggior parte di chi viene a praticare con me la prima volta è esattamente in questa condizione, e nove volte su dieci dopo poche lezioni mi dice che non si aspettava di riuscirci.

Donne in gravidanza

Lo yoga in gravidanza è una delle ragioni per cui Anukalana funziona così bene: il corpo cambia ogni settimana, e una pratica che si adatta al corpo è esattamente quello che serve. La pratica del primo trimestre non è quella del terzo, la donna che pratica da anni e quella che inizia incinta hanno bisogni diversi, e l'approccio Anukalana permette di costruire una pratica intorno a ogni singolo momento. Ho dedicato a questo tema una guida completa: chi vuole approfondire può leggere la mia guida allo yoga in gravidanza.

Chi convive con dolori cronici

Lombalgia, cervicalgia, ernie discali, problemi sacroiliaci, fibromialgia. Sono condizioni con cui molti convivono da anni, spesso accompagnate dal sospetto che lo yoga "non faccia per loro" perché immaginano posizioni complicate o forzature. È un sospetto fondato per alcuni stili. Per Anukalana no. L'adattabilità della pratica è la chiave: si lavora sulla mobilità delle aree compromesse, si rinforza dove serve sostegno, si rilascia dove c'è tensione cronica, sempre nei limiti che il corpo segnala. Ovvio: in presenza di patologie strutturate, il primo passo è sempre parlarne con il medico curante o con il fisioterapista che ti segue.

Sportivi

Chi corre, chi va in bici, chi fa palestra, chi gioca a calcio, chi fa arti marziali. Lo sport sviluppa il corpo in modo asimmetrico e specifico — il ciclista chiude i flessori dell'anca, il runner irrigidisce i polpacci, chi fa pesi accorcia certe catene muscolari — e Anukalana serve a riequilibrare tutto questo. Non è "stretching dopo l'allenamento". È un lavoro complementare sulla mobilità, sulla respirazione, sul recupero, e nel medio periodo sulla prevenzione degli infortuni. Tra i miei allievi ci sono runner, ciclisti, padelisti, persone che fanno crossfit. Dopo qualche mese mi dicono tutti la stessa cosa: si sentono più sciolti, e gli infortuni piccoli che avevano sempre sono diminuiti.

Anukalana in gravidanza

Ho già accennato alla gravidanza nella sezione precedente, ma merita un capitolo dedicato perché è uno degli ambiti in cui la differenza tra Anukalana e altri approcci si vede in modo più netto.

Una gravidanza dura quaranta settimane, e in quelle quaranta settimane il corpo cambia ogni sette giorni. Cambia il baricentro, cambia il volume sanguigno, cambia la lassità dei legamenti per via della relaxina, cambia lo spazio che il diaframma ha per scendere. La donna alla ventesima settimana non ha lo stesso corpo che aveva alla decima, e non avrà quello che avrà alla trentaquattresima.

Questo è il punto. Una pratica yoga statica, costruita su una sequenza fissa o su un allineamento standard, in gravidanza fatica. Devi continuamente "togliere" cose, modificare, adattare. Anukalana invece nasce già adattabile: l'idea che la pratica si modelli sul corpo non è un'eccezione che si applica alle donne incinte, è il funzionamento di base. Cambia solo l'intensità con cui si applica.

Nella pratica concreta significa che alla ventiquattresima settimana, quando la pancia inizia a essere ingombrante, una posizione come la torsione si trasforma in apertura del torace, il decubito supino diventa decubito laterale, le inversioni semplicemente si saltano. Non si forza nulla, non si pretende nulla. La pratica accompagna, non chiede.

Per chi vuole entrare nel dettaglio — quali asana si fanno e quali no trimestre per trimestre, le controindicazioni vere, cosa dice la ricerca scientifica, quando iniziare e fino a quando praticare — ho scritto una guida completa allo yoga in gravidanza che approfondisce tutti questi aspetti.

Dove praticare Anukalana in Italia

Anukalana non è ancora uno stile capillare in Italia. Le insegnanti certificate dalla scuola Samadhi sono distribuite a macchia di leopardo, concentrate soprattutto nelle regioni dove la formazione si è sviluppata più presto.

Il riferimento principale resta Samadhi a Firenze, dove la scuola di formazione ha sede e dove Jacopo Ceccarelli e il suo team conducono i corsi triennali per insegnanti, oltre a tenere lezioni settimanali aperte ai praticanti. Per chi cerca la fonte diretta dell'approccio, è lì che bisogna andare. Le informazioni sulle attività della scuola sono sul sito ufficiale di Samadhi formazione yoga.

Oltre Firenze, Samadhi tiene corsi e seminari anche a Milano e Napoli, e attorno a queste tre sedi si è formato negli anni un gruppo di insegnanti certificate che insegnano in altre città italiane.

In Liguria sono l'unica insegnante certificata Anukalana al momento in cui scrivo. Tengo lezioni a Genova in due sedi: lo Studio Equilibra in Carignano (Piazza Galeazzo Alessi) per le lezioni di gruppo principali, gravidanza e individuali, e il Dojo Jakukai in Via Fieschi nel centro storico per alcune classi specifiche. Chi sta a Genova o nei comuni limitrofi e vuole praticare Anukalana può scrivermi direttamente — i dettagli su orari, sedi e modalità sono nelle pagine dedicate alle lezioni di gruppo e individuali.

Domande frequenti

Che differenza c'è tra Anukalana e altri stili di yoga?

La differenza principale sta nel punto di partenza. Negli stili più tradizionali — hatha, ashtanga, iyengar — esiste una forma corretta della posizione e l'allievo lavora per arrivarci, con tempo, pratica e a volte supporti. In Anukalana la forma corretta dipende dal corpo che la sta facendo: si parte dalla struttura ossea, dalla mobilità, dalla storia del singolo praticante, e da lì si costruisce la pratica. L'altra differenza è la qualità del movimento, ereditata dalle arti marziali e dalla danza: le transizioni tra le posizioni contano quanto le posizioni stesse, e la pratica alterna momenti dinamici (shakti) e momenti di mantenimento (shiva). Detto in modo molto semplice: in Anukalana non sei tu che ti adatti allo yoga, è lo yoga che si adatta a te.

Serve una formazione precedente nello yoga per cominciare?

No. Anzi, chi non ha mai praticato spesso si trova subito a suo agio in Anukalana proprio perché non ci sono modelli rigidi a cui aderire. La maggior parte di chi viene la prima volta da me non ha mai fatto yoga, e nove volte su dieci dopo poche lezioni si rende conto di poter praticare anche se "non è flessibile", "ha la schiena bloccata", "non ha mai fatto sport". Chi invece arriva da altri stili — hatha, vinyasa, iyengar — porta un bagaglio prezioso e in genere si trova ad apprezzare la maggiore libertà di Anukalana. L'unico requisito vero è l'apertura mentale: capire che non c'è una posizione perfetta da imitare, ma una pratica da costruire intorno al proprio corpo. Per il resto, si comincia da dove si è.

Anukalana è un approccio religioso o spirituale?

Anukalana ha radici nella tradizione tantrica dello yoga — Jacopo Ceccarelli si è formato con monaci della tradizione Tantra in Europa e in India — quindi sul piano storico c'è una dimensione spirituale. Nella pratica concreta delle lezioni, però, non c'è alcun obbligo di credere o aderire a niente. Non si recitano mantra obbligatori, non si parla di divinità, non si chiede di accettare una visione del mondo. Si lavora sul corpo, sul respiro, sull'attenzione. Chi vuole approfondire la dimensione meditativa o filosofica può farlo, chi vuole una pratica fisica seria e basta trova esattamente questo. È uno yoga laico nella forma in cui lo insegno io — ed è il modo in cui Anukalana viene proposto nella scuola Samadhi, che parla esplicitamente di approccio laico-evidence-based.

Posso iniziare se ho dolori cronici o problemi alla schiena?

Sì, e in molti casi è proprio per quello che si comincia. Lombalgia, cervicalgia, ernie discali, problemi sacroiliaci, dolori posturali da sedentarietà: l'adattabilità di Anukalana è particolarmente utile in queste condizioni, perché la pratica si modella sui limiti che il corpo segnala invece di forzarli. La regola è una sola: in presenza di patologie diagnosticate o dolori importanti, prima di iniziare è bene parlarne con il medico curante o con il fisioterapista che ti segue, e poi venire a una lezione individuale prima di inserirsi in un gruppo. Nella prima lezione individuale guardiamo insieme dove sono i problemi, capiamo cosa evitare e cosa invece fa bene, e costruiamo un percorso. Lo yoga non sostituisce la fisioterapia, ma può integrarla molto bene.

Quanto tempo serve per "vedere risultati"?

Dipende da cosa ci si aspetta. Le sensazioni immediate — sentirsi più sciolti, respirare meglio, dormire meglio la notte dopo la lezione — arrivano quasi subito, già dalle prime due o tre pratiche. I cambiamenti più strutturali — più mobilità, meno dolori cronici, più consapevolezza posturale nella vita di tutti i giorni — richiedono pratica regolare per qualche mese: una o due volte alla settimana, in modo costante, è la frequenza che vedo funzionare meglio. Quello che dico sempre: lo yoga non è un farmaco che agisce in tre giorni, ed è meglio che chi cerca risultati spettacolari rapidi guardi altrove. È una pratica che lavora nel tempo, e i benefici veri arrivano a chi la considera parte della routine, non una cura una tantum.

Approfondimenti dal blog

Pratico Anukalana yoga a Genova

Tutte le mie lezioni — di gruppo, individuali, in gravidanza — seguono l'approccio Anukalana. Studio Equilibra a Carignano e Dojo Jakukai in Via Fieschi.

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